Ogni volta che la preparo penso a mia nonna (e spezzo ancora la pasta a mano), è una minestra di pasta semplice che mi sazia e mi fa stare bene

1. Cipolla
Tagliate la cipolla a pezzettini (non serve precisione chirurgica) e mettetela in pentola con un bel giro d’olio. Fiamma medio-bassa. Qui non abbiate fretta: deve diventare morbida e profumata, non bruciata. Già dopo pochi minuti la cucina cambia odore, ed è una cosa bellissima.

2. Entrano le patate
Pelate le patate, lavatele e fatele a cubetti non troppo piccoli. Buttatele in pentola, salate e lasciate andare per circa 10 minuti, mescolando spesso. Si attaccano facilmente, lo dico per esperienza… quindi occhio.

3. Pomodoro
Aggiungete il pomodoro (pelati schiacciati o frullati grossolanamente). Lasciate cuocere finché le patate sono quasi cotte e il sugo diventa bello denso. Non deve sembrare una salsa da pasta, più una cosa rustica, da minestra vera.

4. Acqua e pasta
Versate acqua calda: più o meno tre volte il peso della pasta. Portate a bollore.
Spezzate gli spaghetti con le mani (come faceva mia nonna, sul serio) oppure usate una pasta corta. Buttate tutto dentro e cuocete mescolando spesso. Se serve, aggiungete un po’ d’acqua, poca alla volta.

5. La magia finale
A fine cottura spegnete il fuoco. Aggiungete un filo d’olio e il parmigiano. Mescolate bene.
Lasciate riposare un paio di minuti (fidatevi). Poi impiattate. Se vi va, pepe nero sopra. Fine.

Questa minestra è diventata il mio piatto jolly: quando ho poco tempo, poca voglia, ma bisogno di qualcosa che mi faccia stare bene. Il giorno dopo è ancora più buona, più compatta, più “abbraccio”. Unico consiglio vero: cuocete solo la pasta che pensate di mangiare subito. Il resto… sparisce comunque.

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